Il Mondo di Mauro & Lisi

 



 

   01° luglio 2011

 ESCLUSIVA: Intervista a Bruno Cesca, dello staff progettuale della candidatura Italia dei Longobardi

      Cari M&L-Maniacs,

pochi giorni fa vi abbiamo comunicato lo straordinario risultato ottenuto dall'Italia a Parigi, con l'inserimento di 2 nuovi siti all'interno del Patrimonio dell'Umanità: l'Italia dei Longobardo e le Palafitte Alpine (quest'ultimo è un sito transnazionale che tocca altri Paesi tra cui la Svizzera, che ha promosso la candidatura, la Germania, l'Austria e la Slovenia).

Oggi vi presentiamo un'intervista in esclusiva al dott. Bruno Cesca, dello staff progettuale della candidatura Italia dei Longobardi, nonché segretario del Comitato istituzionale “Cividale dell’UNESCO” (Cividale del Friuli è una delle sette città incluse nel nuovo sito).

D. Ringraziamo il dott. Cesca per aver accolto la nostra proposta e per aver risposto alle nostre domande su come è nata e cresciuta questa candidatura così importante.

R. Grazie a voi.

D. Partiamo allora dall'inizio. Come è nata l'idea della candidatura 'L'Italia dei Longobardi'?
La proposta definitiva – quella che poi è stata assunta nella candidatura vera e propria – è partita nel 2005 da Cividale del Friuli, sede del primo Ducato longobardo in Italia. Cividale è un centro di antico ed enorme prestigio per una vasta area centro-est europea: infatti - fondata da Giulio Cesare – è stata sede del comandante militare della X Regio Venetia et Histria prima di divenire, con l’invasione longobarda del 568 d.C., la loro capitale del primo Ducale in Italia. Ruolo svolto per oltre 200 anni. Poi, per altri due secoli e mezzo, Cividale è stata sede residenziale del Patriarca di Aquileia (vescovo-principe a capo di una istituzione feudale-religiosa di amplissima influenza sul Nord Italia e nel centro Europa, molto simile per struttura allo stato pontificio anch’esso di fatto nato, del resto, nella fase di esaurimento dl Regno longobardo d’Italia ).
L’idea di candidare da sola Cividale per l’UNESCO, è stata però accantonata nella considerazione che la stessa UNESCO cominciava a considerare con maggior favore i siti “seriali”. Così Cividale – d’intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali (MiBAC) – si propose con una candidatura “a rete”, selezionata dallo stesso MiBAC, che inizialmente comprendeva Brescia e Castelseprio-Torba. Questa ipotesi di lavoro fu poi ampliata con l’aggregazione, nel 2007, delle sedi ducali del Sud di Spoleto e Benevento, unitamente all’umbra Campello sul Clitunno e al prestigioso Santuario micaelico di Monte Sant’Angelo, sede devozionale sul Gargano esaltata dai Longobardi. La prima candidatura ufficiale all’UNESCO è stata quindi presentata dal Governo italiano nel 2008.

D. Ci sono state però delle difficoltà... E in principio la candidatura non è stata accettata.

R. Si può solo immaginare lo sforzo, in un breve lasso di tempo, per coordinare l’insieme di 5 Regioni, 6 Province, 8 Comuni, 2 Comunità Montane, 4 Diocesi, un Parco, il FAI, la Fondazione CAB e due importanti centri di Studi, il CISAM – Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo- e il Centro di Studi Micaelici e Garganici. Senza contare lo stesso MiBAC, presente nella rete con ben 5 Direzioni regionali e 17 Soprintendenze territoriali. In tutto hanno lavorato ben 252 esperti, la gran parte interni alle stesse istituzioni coordinati, da una eccezionale funzionaria designata dal Ministero, Angela Maria Ferroni e da un ristretto staff professionale.
E’ del tutto inesatto dire che la candidatura non fu accettata. Nel corso del 2009 l’ente ispettivo – ICOMOS – aveva formulato un ampio apprezzamento sulla candidatura. Allo stesso tempo aveva avanzato dei suggerimenti per approfondire taluni aspetti scientifici. Il MiBAC unitamente a tutti i partner ha allora preferito evitare di presentarsi al giudizio finale dell’UNESCO e ha ritenuto più utile riformulare la candidatura, integrata dalle risposte ai quesiti dell’ICOMOS.
La nuova proposta è stata presentata nel 2010. Il rinvio è stato un passo giusto? Non solo il risultato finale lo accerta, ma anche il fatto che il supremo Board dell’UNESCO ha valutato e approvato la candidatura esattamente in 11 minuti e 42 secondi. Un piccolo record. Ma le premesse c’erano già tutte.
Altro record – un'innovazione assoluta a livello mondiale – consiste nell’inserimento nel Piano di gestione di una specifica sezione in cui si programmano le linee di sviluppo socio-economico dei territori in collegamento con i beni del Patrimonio. Per la prima volta nella storia dell’UNESCO si realizza l’obiettivo strutturale di coniugare la Cultura all’Economia.
Inoltre per la prima volta nella storia dell’UNESCO si programma l’estensione di una “rete” non solo a livello di una intera nazione, ma anche a livello internazionale. A questo porta il progetto costitutivo degli “Itinerari longobardi” che – in ambito europeo – seguono due “rotte”: quella del viaggio iniziale dei Longobardi dalla Scandinavia al Nord e poi al Centro-Est d’Europa sino all’Italia; e quella “micaelica” ovvero il percorso di diffusione del culto dell’Arcangelo “adottato” dai Longobardi che lo diffusero dal Gargano sino a Mont-Saint-Michel da dove poi si propagò ulteriormente verso Spagna, Inghilterra, Germania.


D. Ma approfondiamo queste sette tappe italiane che disegnano la via immaginaria dei Longobardi

R. Tappe fondamentali sono anzitutto i 7 luoghi del “sito seriale” proclamato Patrimonio mondiale. In Italia i Longobardi, come ricorda il MiBAC nella sua nota ufficiale,“assimilarono la tradizione Romana, la spiritualità del Cristianesimo, gli influssi Bizantini, e seppero integrarli con i valori Germanici di cui erano portatori, dando vita tra la fine del VII e l’VIII secolo ad una nuova ed originale cultura. Come riconosciuto dalla storiografia più recente, i Longobardi si pongono quindi tra i principali protagonisti del complesso periodo di transizione tra l’Antichità ed il Medioevo; essi avviarono quel processo culturale, ereditato poi da Carlo Magno, che trasformò il mondo antico e contribuì alla formazione dell’Europa medievale, influenzando il successivo millennio della storia Occidentale".
C’è un’altra particolarità di elevato significato: la “serie” dei monumenti ora sotto l’egida dell’UNESCO è molto particolare. Ciascun bene infatti ha una propria speciale caratteristica, al punto che dall’insieme di tali preziosi manufatti d’arte si può avere una completa panoramica delle aspirazioni, delle intenzioni e del pratico esercizio del potere esercitato dalle varie committenze longobarde. Re, Duchi, nobiltà locali quasi in gara tra loro per fissare nelle pietre, nei dipinti, nelle sculture la loro eccezionale aspirazione a trarre il meglio delle preesistenti culture per fonderle con le tradizioni germaniche e per esternare il prestigio dei loro “centri del potere”.


D. E questo ricorderà ai nostri lettori un po' il Cuore Neolitico delle Orcadi, in cui i siti inseriti nel Patrimonio (il viallaggio di Skara Brae, il cerchio in pietra Ring of Brodgar e la camera funeraria Maes Howe descrivono una panoramica completa sulla vita quotidiana dei neolitici nelle Orcadi). Ma torniamo a noi. Alcune città come Monza, Pavia o Salerno, sebbene siano molto legate ai Longobardi non sono rientrate nella candidatura. Spieghiamo ai nostri lettori perché.

R. La discriminante valutata dal MiBAC è stata basata sui criteri imposti dall’UNESCO: accanto alla “unicità ed eccezionalità” dei beni dovevano essere valutati i loro livelli attuali di “autenticità e di integrità”. Beni che, per di più, dovevano essere conservati, tutelati e presentati in modo adeguato a sostenere l’impatto turistico. Così non è per i tre centri citati, peraltro di fondamentale importanza nella storia longobarda. Ma l’UNESCO non tutela la storia: solo i manufatti di straordinario valore. Tuttavia i tre centri così come le altre realtà italiane di matrice longobarda godranno i frutti della iniziativa attraverso il loro collegamento organico al sistema degli “Itinerari”. E poi chi riuscisse a mettersi in regola con i richiesti criteri potrebbe anche rientrare in gioco negli ampliamenti che l’UNESCO pure prevede.

D. E questo i nostri lettori lo capiscono perfettamente, perché Mauro spiega spesso le dinamiche interne dell'Unesco. Ma andiamo avanti. Ora che è arrivato questo riconoscimento cosa cambierà?

R. Molto. Cambierà molto. Il Piano di gestione, nella sua attuale formulazione, prevede linee organiche e integrate di intervento nel campo della conoscenza, della tutela e protezione, della valorizzazione, della sensibilizzazione culturale e promozione oltre che, come già detto, dello sviluppo socio-economico. La sfida è alta, lo è altrettanto la posta in gioco: in un periodo in cui il sistema economico stenta, il volano offerto da questa prospettiva può fornire opportunità importanti di riequilibrio e di rilancio. Baste saperle interpretare in modo giusto e coordinato. Basta saper lavorare assieme agli altri e non operare con ottica localistica. Se proprio vogliamo la sfida consiste anche nell’affinamento di una implicita “scuola politica” ove per “politica” si intende l’arte di prevedere e di costruire il futuro nell’interesse delle collettività, senza pregiudizi o barriere di parte. L’esempio viene anche dalla “rete” longobarda in cui hanno lavorato bene assieme Istituzioni rette da maggioranze di tutte le espressioni. Su un progetto condiviso, insieme hanno vinto.

D. Una battuta su M&L. Potranno la Via dei Longobardi e M&L realizzare qualcosa insieme per la promozione di questa straordinaria nuova realtà?

R. Personalmente penso che nel caso della candidatura longobarda gli spunti siano tantissimi. Forse addirittura troppi, a meno di individuare in queste straordinarie pagine di storia altomedievale (che a ben vedere hanno segnato una fase decisiva nella storia dell’Occidente e del Mediterraneo) un filone a parte. Le suggestioni sono tantissime se solo si pensa che mentre i Longobardi – in una alternanza di relazioni con il Papa - lottavano contro i Franchi, allo stesso tempo Costantinopoli viveva fasi decisive nella storia dell’impero d’Oriente e così accadeva sullo sponde sud del Mediterraneo e in Medio Oriente ove – tanto per fare solo due esempi – sorgevano i castelli omayyadi nel deserto, quindi nasceva Baghdad e si diffondeva la religione del profeta Maometto.

D. Quindi, carissimi M&L-Maniacs, chissà che presto non si veda nascere qualche progetto importante che ci legherà a questa realtà straordinaria. Restate in contatto. Nel frattempo noi ringraziamo il dott. Cesca per il suo contributo preciso e vividissimo per raccontare a tutti noi tutte le dinamiche legate a questo nuovo sito tutto italiano.

R. Grazie a voi.

Alla prossima

Kieran

Torna alle news
Torna all'Home page

 

Le sette tappe
dell'Italia dei Longobardi

Cividale del Friuli

Santa Giulia a Brescia

Castelseprio Torba

Facciata di San Salvatore a Spoleto

Campello del Clitunno

La Chiesa di Santa Sofia
a Benevento

Il Santuario di San Michele
sul Gargano a Monte Sant'Angelo